Le rime LXXIV

Nulla mi parve mai più crudel cosa

Di lei per cui servir la vita lago,

Ché 'l suo desio nel congelato lago,

Ed in foco d'amore il mio si posa.

Di così dispietata e disdegnosa

La gran bellezza di veder m'appago;

E tanto son del mio tormento vago

Ch'altro piacere a li occhi miei non osa.

Né quella ch'a veder lo sol si gira

E 'l non mutato amor mutata serba,

Ebbe quant'io già mai fortuna acerba.

Dunque, Giannin, quando questa superba

Convegno amar fin che la vita spira,

Alquanto per pietà con me sospira.

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